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Comunicato Stampa : Il Commissariato di Tolmezzo

La chiusura del Commissariato di Polizia di Tolmezzo prevista dalla riforma del Ministero degli Interni nell'ottica della spending review rappresenterà l'ennesimo duro colpo alla stabilità sociale del territorio carnico.
L'effetto domino a cascata paventato con la chiusura del Tribunale su altri servizi istituzionali si sta prontamente verificando.
Se a questo aggiungiamo il fatto che il supercarcere non verrà toccato ma anzi potenziato in termini di reclusione per massima sicurezza, i timori di sguarnire il territorio lasciandolo nelle mani di possibili infiltrazioni malavitose sono realistici. Non è con risibili strumenti compensativi  che il problema si risolve: si correrà il rischio di pagare sia allo Stato che all'antistato! Occorre invece una fortissima azione politica da parte del Presidente della Regione e dei nostri parlamentari che devono agire all'unisono con tutti i Sindaci della Carnia. Se non si trova una soluzione allora si può ben dire che lo Stato ha abbandonato un pezzo del proprio popolo e l'eutanasia dei piccoli è realmente iniziata.
 
Il nostro impegno sarà rivolto alla massima collaborazione con tutte le istituzioni al fine di evitare questa sciagurata decisione che metta ulteriormente in ginocchio la già critica situazione di vivibiltà del nostro territorio.

Il Direttivo di Alleanza Per Tolmezzo
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UN FUTURO DIVERSO? E' POSSIBILE!!!




Via da Tolmezzo il glorioso III° Reggimento Alpini 
Artiglieria da Montagna?


Servono atti ed azioni concrete, non demagogia verbale


Alleanza per Tolmezzo ha presentato, nel Consiglio Comunale del 19 febbraio,  una nota in merito al dichiarato trasferimento, dalla caserma Cantore di Tolmezzo a Cividale,  del III° Rgt. Artiglieria, chiedendo al Sindaco che la stessa nota possa rappresentare un elemento di valutazione per i prossimi incontri che il Sindaco Zearo avrà con la Regione ed Comando Militare su tale argomento.

Non servono lamentele o tormentose elucubrazioni intorno al sempre più nefasto vivere in montagna. Servono invece idee chiare, che guardino avanti e sostengano un'azione politica volta esclusivamente agli interessi socio-economici di Tolmezzo e della Carnia tutta. 

Qui non ci sono confronti tra destra o sinistra o centro: qui bisogna far capire, con le belle o con le brutte, che bisogna finirla di considerare questo territorio come estraneo agli interessi regionali.

Per questo motivo tutti i nostri rappresentanti, ed  a tutti i livelli decisionali e di responsabilità, devono chiedere alla Regione un intervento che assicuri le risorse finanziarie necessarie atte a rettificare le decisioni assunte.

Ed è ancora per questo che è importante ed eticamente apprezzabile che tutti i candidati in lizza per la poltrona di Presidente della Giunta Regionale, prima di chiedere ed ottenere voti da questo territorio, si esprimano a chiare lettere e senza populismi su come intendono concretamente affrontare questo  ulteriore tema vitale per Tolmezzo e la Carnia tutta.

Per prima cosa va precisato che il processo di riorganizzazione della componente operativa dell'Esercito è figlia dell'attuale congiuntura economica negativa che impone sia una significativa riduzione della spesa pubblica quanto una riqualificazione della stessa attraverso l'allocazione delle risorse disponibili da destinare ad uno strumento militare numericamente ridotto ma operativamente piu' efficiente ed efficace per rispondere appieno alle nuove sfide globali nel campo della sicurezza e difesa.

Fatta questa necessaria premessa, tuttavia, ci dobbiamo interrogare se, al di là delle mere
enunciazioni di principio, questa Comunità, questo Territorio, questa Regione vogliano concretamente preservare e dunque mantenere la Caserma degli Alpini.


Noi, al riguardo, auspichiamo una seria e fattiva sinergia tra la Regione, il Comune e le
Autorità militari preposte per agevolare la stipula di "accordi di programma" che prevedano
la cessione di beni del demanio pubblico in cambio della costruzione di infrastrutture e alloggi per militari.
Del resto ciò è già avvenuto nella città di Trento, nella provincia di Bolzano e nella Regione Valle d'Aosta, in cui risultano essere stati edificati più di 200 alloggi di servizio, oltre alla completa ristrutturazione di caserme militari. 
In altre parole, si tratta quindi, di REPERIRE LE ADEGUATE RISORSE FINANZIARIE NEL BILANCIO DELLA REGIONE!

Pertanto, al costituendo tavolo tecnico REGIONE/AUTORITA' (della cui costituzione se ne è avuta notizia sui quotidiani) a nostro avviso dovrà essere avanzata questa proposta:

- cessione Caserma CANTORE e di altri beni demaniali dello Stato alla Regione in
              cambio dei lavori di ristrutturazione della Caserma del Din, incluso la realizzazione
              di  alloggi di servizio , ove verrebbe a ridislocarsi il glorioso 3° da Montagna;

Quali vantaggi ci si attende da questa operazione?
Guardiamo a cosa fanno delle aree dismesse i Paesi vicini?


  • La Caserma Cantore, stante il notevole valore storico artistico, potrebbe essere riqualificata come la "Villa Manin della Carnia" con evidenti ricadute positive in termini di richiamo e quindi di presenza turistica sul territorio.
  • Si tratta di realizzare un ingente opera pubblica che rappresenterebbe, in questo dato momento storico di ciclo economico negativo, un volano per l'intera economia locale (posti di lavoro, appalti e subappalti per  imprese etc.). 
  • Gli alloggi per i militari permetterebbero di incentivare il ritorno di svariati nuclei familiari del quadro permanente che abitano, sopratutto in affitto, nella zona del gemonese e nella bassa friulana.

IN ULTIMA ANALISI, L'INVESTIMENTO PER IL MANTENIMENTO DEL PRESIDIO
MILITARE, NON DEVE ESSERE CONSIDERATO UNO SPRECO DI RISORSE, MA DEVE
ESSERE VISTO COME UNA CREAZIONE DI VALORE UMANO, SOCIALE ED
ECONOMICO A BENEFICIO DELL'INTERO TERRITORIO.


Pertanto, è in tal senso che Alleanza per Tolmezzo si rivolge  a tutte le forze politiche, impegnandole  ad una urgente riflessione rispetto  quanto sin qui  proposto.
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LUNGIMIRANZA POLITICA O BATTAGLIA DI RETROGUARDIA?



Macroregione del Nord 


Ma chi ne sa qualcosa?


Tondo firma con Maroni, Cota e Zaia «a difesa dei nostri interessi». Pd e Montiani all’attacco: «Funerale dell’autonomia»

Riportiamo dal quotidiano "Il Piccolo" l'articolo di Marco Ballico

Se Roma attaccherà la nostra specialità, non saremo da soli a difenderla». Così il Governatore Tondo.
Una firma per il Nord ma anche per il Friuli Venezia Giulia, spiega Renzo Tondo dopo un’altra tappa verso la Macroregione settentrionale.
Un impegno sottoscritto a Sirmione da Fvg, Veneto, Lombardia e Piemonte. Ma, se l’asse Pdl-Lega esulta, Pd e Terzo Polo aprono già la polemica. Ivano Strizzolo parla di «trovata pubblicitaria», il ministro Andrea Riccardi addirittura di «funerale» dell’autonomia.

Tondo, ieri sul lago di Garda, sigla con i colleghi Luca Zaia e Roberto Cota, oltre che con il “regista” Roberto Maroni che parla di «sindacato del territorio per competere con Roma e Bruxelles», un patto in cui, secondo il governatore, «viene riconosciuta la serietà della nostra gestione della specialità: responsabilità, non privilegio».
Si intitola “Impegno delle Regioni alpine del Nord per la macroregione alpina” l’intesa sottoscritta all’hotel Terme, presenti anche i sindaci di Verona Flavio Tosi, di Pavia Alessandro Cattaneo e l’ex ministro Mariastella Gelmini. 
Due cartelle con sette punti in realtà molto generici. Si va dall’obiettivo di linee politiche integrate a nuove forme di collaborazioni anche transfrontaliere, dalle sinergie economiche, infrastrutturali, culturali, sanitarie e ambientali al fronte comune per sfruttare le opportunità delle nuova programmazione comunitaria 2014-2020.
Al punto 5 la questione fiscale, l’unico approfondimento concreto. Come vuole la Lega, le Regioni ordinarie si impegnano a «richiedere l’attribuzione e l’utilizzo in ambito regionale, prevedendo una riduzione della pressione fiscale, di risorse in misura non inferiore al 75% del gettito tributario complessivo», mentre lo “speciale” Fvg, «attiverà un apposito tavolo di negoziazione complessiva».


Tondo, auspicando che facciano parte del progetto pure Liguria, Trento, Bolzano e l’Emilia Romagna, entra poi nel merito in tema di fisco rilevando le conseguenze negative per tutto il Paese «quando un’azienda dal Veneto o del Fvg va a piazzare la propria attività in Slovenia perché là trova le imposte al 23% e una burocrazia più snella». E risponde poi alla domanda politica: passo avanti verso la riconferma, anche in regione, dell’accordo con il Carroccio? «Non è un caso che il Nord amministrato da Pdl e Lega pensi più di tutti a ridurre tasse e burocrazia per aumentare occupazione e produttività», dice Tondo mentre Zaia, con cui il presidente Fvg ha parlato di terza corsia e accordi tra finanziarie, parla di «patto d’attacco». E aggiunge: «Vorrei vedere scritto anche il sottotitolo “basta Roma, basta Sud”».

Posizioni da leghismo doc che centro e sinistra respingono con forza. Il ministro Riccardi attacca: «Con la Macroregione del Nord, una forma di nazionalismo localista, si celebra il funerale di un’autonomia Fvg che è virtuosa e andrebbe rafforzata». Tuona anche il Pd con Strizzolo: «Non è accettabile che il presidente Fvg, anziché valorizzare la specialità, sfregi l’autonomia prestandosi ancora una volta a coinvolgerci in un pasticcio politico-istituzionale anticamera dell’annessione al Lumbard-Veneto». Quindi Debora Serracchiani: «Tondo, sempre al traino di qualcuno, si chiami Berlusconi, Bossi o Maroni, rinuncia a trattare direttamente con Roma e si mette nelle mani di tre leghisti cui non importa niente del Fvg».



Abbiamo chiesto alla Tolmezzina Candidata al Parlamento Cristiana Gallizia di esprimere il suo parere in merito  alla decisione assunta personalmente dal Presidente Tondo. Iniziativa che  pare presa comunque al di là di qualsiasi confronto con il territorio regionale.

"La macroregione del nord è una nuova invenzione, un neologismo applicato alla geografia, degno della migliore "isola che non c'è" di Peter Pan.
Dopo la Padania ci vogliono convincere che la geografia va riscritta, da pochi, da quattro persone.

Ho ascoltato le varie critiche politiche sulla pesante firma di Sirmione, e concordo trasversalmente con tutte; in primis mi chiedo: chi rappresenta il Presidente uscente, addiruttura  prossimo alla scadenza del quinquennio, per ipotecare un avvenire che sta invece aprendosi verso l'Europa, con col compito costituzionale di garantire equo sviluppo a tutta la Nazione? Chi gli ha dato il mandato per impegnare il nostro futuro in modo così settoriale, quando invece dobbiamo aprire occhi e orecchie sul mondo?

La grande mistificazione della macroregione del nord, oltre a stridere con la celebrazione del 50 esimo di autonomia regionale, ci mette nelle fauci di regioni ben più "pesanti" della nostra, dinanzi alle quali la pretesa autonomia diviene voce flebile ed annacquata in interessi che non ci appartengono e non ci difendono.

La macroregione sarà una padania con arco alpino alle spalle; da carnica ritengo che il governo della pianura prevarrà comunque sul governo della montagna, perchè presupposti e prerogative sono diversi, quindi non intravvedo nemmeno ipotetici vantaggi per le "terre alte"."



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RIGASSIFICATORE NEL GOLFO DI TRIESTE



ENERGIA,  MARE  E  TERRITORIO

Cosa ne pensano gli italiani?



Presidente Tondo! A quando il Piano Energetico Regionale?



Vogliamo essere  d’esempio in un Paese in cui il Piano Energetico Nazionale è  “di là da venire”.

Oggi le imprese hanno assoluta necessità di poter disporre di fonti di energia a basto costo, sia per poter essere competitive sul mercato globale quanto per poter reinvestire i risparmi in ricerca. Ma anche la popolazione tutta deve poter godere di questi benefici che consentirebbe alle famiglie di affrontare la difficilissima situazione economica con un minimo di speranza nei confronti dell’azione politica.

Energia –  interesse di tutta la Regione!  Ma come produrla?

Una linea sottile unisce il Rigassificatore di Trieste all’Elettrodotto della Carnia: l’arroganza del potere economico che vuol imporre le sue leggi al  territorio in dispregio agli allarmi da esso lanciati.  Anche lo “spacchettamento” rispetto gli altri impianti necessari alla realizzazione del progetto rigassificatore (metanodotto ed elettrodotto), in maniera da considerare i progetti in maniera disgiunta, minimizzandone gli effetti ed i rischi, e rendendo più agevole l’autorizzazione, il tutto in spregio dell’interesse delle popolazioni locali e delle norme europee.
Noi però abbiamo fiducia nella politica regionale e siamo convinti che, responsabilmente, essa assumerà  le decisioni più giuste nell’effettivo interesse della comunità rappresentata!

Trieste ed il  Rigassificatore – Una bomba in Adriatico?

Quanti voltafaccia ci sono stati da parte di molti schieramenti politici (PD compreso visto che il progetto è nato sotto l’era Illy) e quanto volutamente sia indecisa la Giunta regionale. Troppe indecisioni,  troppi tentennamenti. Si sta ancora parlando di quanta approssimazione ci sia stata da parte sia dei progettisti che degli organi ministeriali e regionali che dovevano procedere all’istruttoria. Perché non è stato affidato ad un organo esterno a tutte le parti in causa la valutazione dell’impatto ambientale? Perché non è stato analizzato, sempre da quel  organo esterno, il rischio connesso acquisendo tutta la documentazione necessaria secondo criteri squisitamente tecnici? Perché non si è specificato a quale esigenza nazionale rispondeva tutto il progetto o se, invece, ciò si traduceva soprattutto in un business importante?

Tondo ha ragione. Lo ha ribadito anche alla “convention” di  Manzano: “non si può volere tutto ed il contrario di tutto. L’assoluta necessità di poter disporre di energia a basso costo per le nostre imprese è un problema non più eludibile.”
Ma noi gli diciamo che, valutati attentamente tutti gli aspetti tecnici ed ambientali, è  importante decidere, e decidere presto e bene.
Spesso non occorre inventare niente ma basta guardare alle esperienze dei  Paesi in cui,  ricerca, nuove tecnologie e massimo rispetto del territorio hanno permesso di costruire una autonomia energetica rinnovabile importante.
La volontà popolare, e non solo quella, si è già espressa  chiaramente e non si deve far leva sui posti di lavoro nuovi  o sui nuovi introiti che ne beneficerebbe la città. L’esperienza insegna che sono benefici di breve periodo mentre nel lungo le ricadute saranno solo negative. Aquila Petroli insegna.

E veniamo a Gas Natural.  Quali sono gli impegni presi  con Gas Natural? Chi li ha presi senza attendere il perfezionamento dell’iter di accertamento dell’impatto ambientale? Quali contratti sono stati sottoscritti? E non parliamo più  nemmeno di diversa dislocazione, come prospetta il progetto Endesa che prevede un rigassificatore off shore, in mezzo al golfo.
Gas Natural chiede i danni: in realtà chi dovrebbe chiedere i danni è la popolazione, da tanti anni costretta ad inseguire l’insensatezza di questa politica economica.
Il progetto della società Catalana è morto nel momento in cui lo ha allestito e comunicato. Un piano presentato con approssimazione sconcertante, pieno di una sequela di vaghezze, rassicurazioni generiche ed indimostrate, sgrammaticature formali e sostanziali che ogni esperto ha rilevato da subito.
Tutte le obiezioni mosse, soprattutto in tema ambientale (il cloro, il raffreddamento delle acque, le schiume, l’impatto sull’attività marittima e portuale) non hanno mai ricevuto una risposta convincente. Anzi, la società ha reagito con un miscuglio di sufficienza ed indispettita reticenza, salvo provare a recuperare con qualche estemporanea sortita più promozionale che informativa che ha reso “la toppa peggiore del buco”. Se un domani una scuola di “business” sarà alla ricerca di un nuovo caso da manuale su come non si gestisce un progetto, ce l’abbiamo pronto: questo…..

Cosa dicono le parti interessate?

I pareri ormai sono praticamente tutti negativi. L’Autorità Portuale ha detto no per l’incremento generale dei traffici nel porto (petroliere, traghetti, navi da crociera e portacontainer); in particolare quelli petroliferi diretti all’oleodotto Siot. Inoltre le progettate realizzazioni della Piattaforma Logistica e del nuovo Terminal traghetti ro-ro creerebbero situazioni molto complicate da gestire. Parere negativo anche da Vigili del Fuoco, Comune di Trieste, Provincia di Trieste e Comuni minori,  a partire da quello di Muggia. Ovviamente pareri nettamente contrari da Wwf e Legambiente. Ma , quello che è più importante, è il fatto che il Ministro Clini, molto sensibile agli aspetti di salvaguardia del territorio,  ha fatto intendere che “non se ne farà niente.

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RIGASSIFICATORE NEL GOLFO DI TRIESTE

UNA PIETRA SOPRA O SI RIPARTE DA ZERO?

Al Presidente Tondo la decisione finale. Intanto..........
COSA NE PENSANO GLI SLOVENI

I progetti dei terminali di rigassificazione nel Golfo di Trieste sono ritenuti strategici dall’Italia nonostante le forti opposizioni dei Paesi confinanti ed in particolare della Repubblica di Slovenia che ne verrebbe pienamente investita per le ricadute su ambiente e sicurezza.
Dei due rigassificatori, quello nel porto internazionale di Trieste è già autorizzato dalle autorità italiane. Un’autorizzazione peraltro contestata dagli ambientalisti e dalla stessa Slovenia per le pesanti vìolazioni  della procedura di VIA commesse dall’Italia.
Un’autorizzazione basata su clamorose ‘disattenzioni’ degli organi di controllo ministeriali su dati forniti dalla società proponente che nemmeno corrispondevano a realtà, sulla divisione del progetto in due parti (il gasdotto sottomarino di collegamento alla rete nazionale che dovrebbe tagliare in due il Golfo di Trieste è stato sottoposto ad una VIA separata), sulla modifica “ad hoc” del rapporto di sicurezza delle decine di depositi di combustibili costieri che si troverebbero a poche decine di metri dagli enormi serbatoi del rigassificatore.
Una mistificazione con coperture istituzionali forti che ha innalzato il livello dello scontro fino a Bruxelles con le denunce presentate dagli ambientalisti della rete AAG-Greenaction, e sostanzialmente condivise dalla Slovenia.
E proprio questa “alleanza” ha creato forti malumori negli ambienti istituzionali italiani. Un conto è potere gestire in casa le situazioni arrivando ai soliti compromessi contro legge di cui la politica italica ha dato sempre ampia dimostrazione, altra cosa è dovere rispondere delle proprie azioni illegittime a livello internazionale.
Questa insofferenza serpeggiante nei confronti di chi non fa altro che appellarsi al diritto internazionale è ben evidente tanto da sfociare in alcuni casi addirittura in spiacevoli episodi di intolleranza che vedono il coinvolgimento delle stesse scuole di Trieste, utilizzate quale mezzo di propaganda contro “l’odiato” vicino Sloveno reo di finanziare -secondo alunni maldestramente preparati dai loro “tutori istituzionali” – le proteste di chi si oppone ai rigassificatori. Ecco così che gli studenti di una IIIª media diventano strumento di disinformazione a sfondo vagamente razzista nelle mani di chi dovrebbe educarli invece alla tolleranza e alla multietnicità.
E una bandiera sventolata nel corso di una manifestazione di protesta diventa “casus belli”: la bandiera slovena (ma in realtà quella che compare nella foto incriminata dagli studenti è croata) non può essere evidentemente tollerata sul “sacro suolo italico”. E poi la “piccola” Slovenia ha poco da insegnare alla “grande” Italia: non è forse vero che ha dato l’autorizzazione alla costruzione di un rigassificatore a Veglia?
Peccato davvero che gli insegnanti di questa scuola italiana che porta il nome di un reparto militare (Divisione Julia) travolti evidentemente da un insano impeto nazionalista non abbiano spiegato ai loro studenti che l’isola di Krk (Veglia) si trova in Croazia… Tanto la colpa è sempre della “cattiva” Slovenia…

...riportato da Redazione Intenazionale
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Terza Corsia - Un affare per chi?

E poi dicono che non bisogna arrabbiarsi!!!  
L'ennesimo balzello che grava su famiglie ed imprese è l'aumento delle tariffe autostradali che in FVG raggiunge circa il 12 %  ad opera di Autovie Venete, una Società ormai lotizzata dai vari partiti e che ad essi solo, e non alla gente, risponde.
Ci diranno che serve per finanziare la terza corsia da Trieste a Venezia. Ma, vista la grave situazione in cui versa tutto il Paese e le ristrettezze economiche che la Regione deve affrontare, non è meglio ripensare ad un piano per gli investimenti strutturali, eliminando quelli meno importanti?
Perchè dunque tanta differenza con i Paesi limitrofi; forse perchè in Slovenia, Austria o Germania nevica e ghiaccia di meno ed il clima concorre a rovinare di meno l'asfalto?
Le nostre autostrade, se paragonate a quelle dei Paesi vicini, sono già molto più care e nessuno sa che fine fa quel fiume di liquidità che ogni giorno entra dei diversi sportelli. La scusa della manutenzione non è più una giustificazione come pure quella del costo del personale.

La maggior parte dei caselli sono ormai automatizzati e, tra l'altro, Autovie non riconosce alcun benchè minimo beneficio economico ai possessori di telepass.

La Giunta ed il Governatore prendano le decisioni giuste. Si pensi al territorio ed alle reali utilità e necessità per rendere scorrevole il traffico, ridurre l'inquinamento e far si che il movimento terra non rappresenti l'unica soluzione per il trasferimento delle merci.

Ma vediamo ora in maniera più attenta a che punto sta la vicenda:
Correva l’anno 1990 (più precisamente il 17 dicembre) quando il Consiglio di Amministrazione delle Autovie Venete, presieduto da Romano Specogna, approvava il nuovo Piano Finanziario che comprendeva, tra l’altro, la realizzazione della terza corsia nella tratta Quarto d’Altino/S.Donà per un importo di circa 200 miliardi di Lire. Si legge infatti nella relazione di accompagnamento che il costante e progressivo aumento dei traffici induce a programmare per l’immediato futuro interventi di ampliamento della sede autostradale, stante il fatto che i volumi di traffico sul tronco Mestre/Portogruaro essendo ormai vicini ai 40.000 veicoli medi giornalieri, richiedono i primi interventi di ampliamento.
Detto piano fu approvato dall’ ANAS il successivo 18 luglio 1991.
Oggi, ben 22 anni dopo con un traffico che è quasi raddoppiato, sono aperti solo i cantieri sulla tratta Quarto d’Altino/S.Donà e sulla Villesse/Gorizia, mentre ancora si discute sull’architettura finanziaria più conveniente per far fronte al rilevante investimento previsto in 2,3 miliardi di Euro. Addirittura c’è qualcuno (e non a torto) che mette in discussione, stante la situazione economica generale, la stessa opportunità di realizzare la parte più importante e significativa dell’opera.
E’ vero che in questi anni molte cose sono cambiate al punto da rendere molto più difficile, rispetto ad allora, l’avvio di un investimento così impegnativo e consistente.
Da un lato il sistema delle concessioni autostradali in Italia ha subito profondi cambiamenti con l’ingresso quasi  invadente del mondo bancario, finanziario e quello delle imprese  che hanno colto fortunate possibilità di rilevante profitto, perdendo però di vista il ruolo   che tradizionalmente doveva essere assegnato al settore del trasporto come occasione di servizio e di sviluppo economico e sociale del paese. Né le forze politiche, a livello nazionale e regionale, hanno saputo arginare adeguatamente questa invasione, ritenendo erroneamente che un processo di privatizzazione potesse risolvere tutti i problemi, compresi quelli finanziari.
E’ questo un nodo fondamentale che trova momento di confronto anche nell’attuale scenario politico: è impossibile ed ingenuo pensare ad uno sviluppo ordinato del Paese, sia sotto il profilo sociale che quello economico ed infrastrutturale , a fronte di una realtà, ormai consolidata, che vede il mondo della finanza prevalere e condizionare le scelte della politica e dei partiti sempre più appiattiti sulla filosofia del profitto.
E le scelte degli ultimi governi ne sono una testimonianza concreta.
Tornando però al tema, va anche detto – e questo riguarda in particolare la nostra Concessionaria – che troppo tempo è stato dedicato alla soluzione di complesse alchimie societarie viste come soluzione taumaturgica dei vari problemi,  alchimie che hanno portato, anni fa,  alla cessione da parte della Regione alla Friulia della propria partecipazione in Autovie; una strategia questa che non ha sortito risultato alcuno.  
Infine la  ricerca di equilibri politici e partitici in seno agli organi collegiali della Società, vista tristemente  come possibilità di gestione del potere, ha determinato  continui ricambi di persone non sempre esperte e preparate sotto il profilo professionale e manageriale.
Basti pensare che dal 1994 ad oggi si sono succeduti al vertice ben dieci Presidenti per non parlare della continua rotazione dei componenti il Consiglio di Amministrazione.
In questo quadro desolante era ben difficile sperare nell’avvio di un programma di investimento solido ed attuabile con le risorse reperibili sul mercato finanziario.
Né quanto realizzato in questo periodo (ampliamento del Lisert, nuova Barriera di Venezia Est, casello di Latisana, casello di Meolo) consente di riequilibrare un bilancio che appare negativo.
L’aspetto più preoccupante consiste nel fatto che nel 2017 scadrà la convenzione con l’ANAS. Due sono le ipotesi praticabili:  o la concessione verrà messa a gara oppure la Concedente (ANAS) subentrerà alle Autovie. Considerata la oggettiva e palese necessità  dell’Azienda di Stato di incrementare i  profitti per riequilibrare i propri bilanci, la seconda rappresenta la soluzione più credibile. 
Di conseguenza appare logico e verosimile ritenere che nei prossimi quattro anni, fino cioè alla scadenza della concessione, sarà assai arduo, per non dire impossibile, concludere l’iter procedurale (finanziario ed amministrativo)   necessario a sostenere l’investimento.
Forse sarà bene pensare ed approfondire la ricerca di soluzioni alternative, quali ad esempio  la realizzazione di progetti idonei a far trasferire rilevanti masse di traffico commerciale dalla strada alla ferrovia.  Scelta questa già adottata con successo dall’autostrada del  Brennero che, anziché realizzare la terza corsia, ha privilegiato gli investimenti idonei potenziare le capacità del percorso ferroviario, trasferendo sul medesimo grandi volumi di trasporto pesante,  alleggerendo di conseguenza il traffico leggero presente sull’arteria.


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